“Arduin il rinnegato”
di Silvana De Mari
Edizioni Ares, 2018
(a partire da 13 anni)

“Io combatto con quello che ho e combatto per vincere”.
Arduink è un orco, ma nelle cronache delle sue gesta diventa Arduin, il re, il guerriero, un orco rinnegato che combatte per gli uomini.
Facciamo la conoscenza di Arduink all’inizio del libro, quando è poco più che un bambino, e suo padre lo “vende” all’esercito orco che sta organizzando l’ennesima guerra contro gli uomini, ma questa volta con un piano ben più atroce: mandare i bambini in prima linea.
Arduink così si ritrova a marciare in un esercito e di bambini, soffrire la fame, il freddo e la crudeltà dei suoi superiori.
Quando per una serie di circostanze riesce a fuggire è quasi un adolescente, ma la solitudine e il territorio aspro che decide di attraversare per raggiungere la terra degli uomini forgiano il suo corpo di ragazzo che lentamente si trasforma in guerriero.
Il suo incontro con gli uomini inizialmente è bizzarro, Arduink non rinuncia subito ai suoi principi “orchi” in mezzo ad un popolo che ritiene inferiore, ma nonostante il suo durissimo addestramento e l’educazione (o meglio, l’assenza di essa) che gli è stata impartita quando era piccolo, vengono meno quando capisce che un popolo che non uccide i suoi bambini non deve essere poi così “inferiore”.
Così mosso dall’amore per una principessa umana che gli salva la vita (Giada), decide di schierarsi dalla parte “giusta” della barricata e combattere per e con gli uomini.
Diventa così il più grande guerriero che la terra degli uomini abbia mai conosciuto e, nel giro di qualche anno ripulisce il mondo dalla razza che gli ha dato i natali.
“Arduin il rinnegato” in realtà è un prequel (come si dice oggi), l’antefatto della grande saga scritta da Silvana De Mari cominciata nel 2004 con “L’ultimo elfo”e spiega con dovizia di dettagli come mai il popolo degli elfi e il popolo degli orchi sono stati sterminati dagli uomini. Il primo per paura della loro magia (anche se era al servizio degli uomini) il secondo a causa della barbarie che perpetrava, perché gli orchi “sanno solo fare le guerra”.
Come in tutti i libri della De Mari ci sono molteplici spunti di riflessione sulla grandezza e sulla miseria umane, sull’insensatezza delle guerre e sulla brama di potere.
Ma il filo conduttore che serpeggia per tutto il romanzo è la “scelta”: Arduink sceglie di andare contro la sua natura per fare ciò che è giusto e questo attira presso di lui amici e seguaci, ma anche molta invidia, perché chi ha il coraggio delle proprie azioni e opera le sue scelte in maniera responsabile non è amato dai vili.
Arduin, anche senza la “k” nel nome, rimane comunque un orco, ma nonostante gli immancabili sensi di colpa che derivano dalla sua natura, porta avanti una scelta che l’ha incoronato re e difensore del regno degli uomini, un dio della guerra, un esempio per le generazioni future.
Un libro forte, da leggere tutto d’un fiato.
H!

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(immagine: la copertina del libro)