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ROSICCHIA LA CURIOSITÀ

EDMONDO DE AMICIS PER LE VIE DI TORINO

Come ricorda questa targa commemorativa affissa di fianco al portone del palazzo posto nell’angolo nord di piazza XXIII Dicembre a Torino, qui visse una parte della sua vita Edmondo De Amicis, e qui scrisse il libro “Cuore”.
La piazza, all’epoca di De Amicis si chiamava piazza San Martino (come la via adiacente), il nome fu cambiato dopo l’eccidio di Porta Susa del 18 dicembre 1922.
H!

TEDDY ROOSVELT vs TEDDY BEAR

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Da chi ha preso il nome l’orsacchiotto di pelouche più famoso del mondo?
Il nome Teddy Bear si deve al presidente degli Stati Uniti Theodore Roosvelt, soprannominato “Teddy” che era solito andare a caccia di orsi.
In particolare la leggenda nacque nel novembre del 1902, quando il Presidente ebbe pietà di un orso ferito durante una battuta di caccia. L’aneddoto piacque molto e venne immortalato dal fumettista satirico Clifford K. Berryman sul Washington Post dove Roosvelt impettito difende l’orso,soprannominato nell’articolo “Teddy Bear”.
L’anno successivo Margareth Steiff (proprietaria di un negozio di animali in feltro in Germania) convinta da suo nipote cominciò la prima produzione dei Teddy Bears che, dopo una tiepida accoglienza iniziale, divenne presto il giocattolo di punta dell’azienda.
I primi orsacchiotti avevano braccia snodabili e i caratteristici occhi a bottone: questo modello iniziale servì come punto di riferimento per tutti i modelli successivi.
Nel 1904 il Teddy Bear divenne la mascotte della campagna presidenziale di Roosvelt.
Ancora oggi la Steiff produce Teddy Bears per l’esportazione in tutto il mondo.
H!

(immagine: la vignetta di Berryman sul Washington Post, Margareth Steiff all’inizio del secolo e alcuni Teddy Bears)

ALADINO E LA LAMPADA MERAVIGLIOSA?

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“Aladino e la lampada meravigliosa” è uno dei più celebri racconti de “Le mille e una notte”, però pur essendo il racconto più conosciuto non compare nell’edizione originale della raccolta.
All’inizio del 1700 in Francia, un archeologo orientalista, Antoine Galland, entra in possesso di una serie di novelle orientali che traduce (con aggiunte e adattamenti personali) contribuendo così alla loro divulgazione nella raccolta “Le mille e una notte” (prima edizione: 1704).
Ovviamente il successo, in Francia prima e in Europa in seguito, fu immediato (complice anche la moda dell’orientalismo che si stava espandendo in occidente), tanto che altre edizioni dell’opera furono ristampate e ampliate fino al 1717.
Diversi studiosi del testo oggi ritengono che Galland abbia aggiunto molto di sé alle novelle: la figura di Sherazade era ispirata ad una contessa e alcune storie sono state addolcite a favore di un gusto più occidentale.
Pertanto gli stessi studiosi ritengono che l’orientalista si sia addentrato così bene nella cultura popolare e romanzesca orientale che aggiunse un racconto scritto di suo pugno alle tante novelle dell’opera: “Aladino e la lampada Meravigliosa” (1710), anche se lui quando era ancora in vita si affrettò a confermare che quella storia gli era stata raccontata da un cantastorie arabo di Aleppo.
Indubbiamente la vicenda di Aladino ha molti punti in comune con le novelle occidentali, i nomi dei personaggi sono semplici, c’è l’oggetto magico, c’è il genio (fata?) che aiuta il protagonista… poi la narrazione è più fluida meno “incastonata” come le altre storie de “Le mille e una notte”.
Però sarebbe veramente singolare se la storia orientale più famosa del mondo fosse stata scritta da un occidentale.
H!

METAFORE, SIMBOLOGIE E SCOUTISMO NE “I LIBRI DELLA GIUNGLA”

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“Il libro della giungla” (The Jungle Book) è uno dei lavori più conosciuti di Rudyard Kipling. Vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1907. I sette racconti che compongono “Il libro della giungla” vennero pubblicati tra il 1893 e il 1894 su varie riviste, accompagnati da alcune illustrazioni fatte dal padre dell’autore, pittore e critico d’arte.
Com’è ben noto, i racconti sono ambientati in India, terra cara allo scrittore, e sono quindi in grado di trasmettere al lettore occidentale un senso di esotico e di mistero.
Gli animali presentati nel libro presentano caratteristiche antropomorfe e hanno un forte valore simbolico:
i lupi: l’affiliazione al gruppo, la famiglia.
Bagheera: la pantera nera (le pulsioni inconsce), è una sorta di balia per il cucciolo d’uomo e, come una balia, si impegna a proteggerlo e istruirlo.
Baloo: l’orso (l’immaturità) aiuta Bagheera a proteggere il ragazzo e, grazie a loro, Mowgli diventa parte armonica della giungla e riesce a sopravvivere, dimostrandosi anche più abile dei suoi fratelli lupi.
Shere Khan: la tigre, dal persiano “re tigre” (le pulsioni aggressive), rappresenta l’ira, la violenza e il male, vuole uccidere a ogni costo il bambino che, appena nato, gli è stato sottratto.
Hathi: l’elefante (la conoscenza) rappresenta la saggezza.
Kaa: il serpente rappresenta il misticismo.
Le scimmie: simboleggiano la stupidità. Che siano proprio le scimmie a essere considerate l’elemento più sciocco, chiassoso e bugiardo è significativo, essendo gli animali più vicini all’uomo, questa scelta potrebbe nascondere una critica all’essere umano e alla sua superficialità.
Da notare che quando Mogwli diventa uomo (dopo aver sconfitto la sua nemesi Shere Khan) viene accolto fra gli uomini adulti.
La giungla è quindi un universo di simboli che rappresentano caratteristiche molto più umane che animali. Si tratta infatti di un luogo non completamente selvaggio, ma regolato da leggi non scritte chiamate “Legge della Giungla”.
“I Libri della giungla” sono volumi pedagogici, invitano i giovani lettori ad accettare gli obblighi imposti dalla società e i lati più spiacevoli dell’esistenza. Sono, però, costruiti come una favola e trasportano in un mondo fantastico, abitato da animali che conoscono tutto della vita, anche se privi d’intelletto.
L’evoluzione del ragazzo che si evolve rimanendo in contatto con la natura/giungla non poteva passare inosservato alla pedagogia, tanto che nel 1907 il generale inglese Robert Baden-Powell lo usò per gettare le basi dello “scoutismo” (in uso ancora oggi) nel suo “Manuale dei Lupetti”.
In qualunque parte del mondo la giungla ha il medesimo valore. Essa non rappresenta solo bestie feroci, pericoli mescolati a mistero e fascino, ma rappresenta qualcosa di più: è un simbolismo universale del nostro inconscio personale, una parte di noi stessi, in quanto ci rimette in contatto con una origine dalla quale tutti ci siamo staccati a un certo momento della storia.
Baden-Powell era convinto che alcuni modi di essere dell’uomo (la bontà e la cattiveria) si ripetono negli anni e quel che cambia sono solo gli aspetti accessori. Mowgli cresce, modifica la sua personalità e forma il suo carattere a contatto con diversi modi di essere dell’uomo.
La voce della coscienza parla ai Lupetti, essi sentono che vi è il bene e vi è il male e che bisogna quindi praticare il primo ed evitare il secondo, ma non sono ancora capaci di riconoscere dove sia il male e dove sia il bene. Il Metodo Giungla viene incontro a ciò, proponendo una morale “per tipi” che trasmetta in concreto al ragazzo i modelli di comportamento: il lupetto impara che alcune scelte non sono indifferenti, ma hanno delle conseguenze negative per le persone che ci vogliono bene. Inoltre apprende valori come il coraggio, la generosità e il rispetto per le differenze, impara che ci sono delle regole che tutti seguono, le quali hanno valore per il bene di tutti e sono vissute e difese da coloro che nella realtà sono gli adulti.
la giungla è organizzata coma una società e Mowgli è educato al rispetto, tanto che riuscirà poi a reintegrarsi tra i suoi simili nonostante gli anni passati tra i lupi.
H!

CI VUOLE UN FIORE…

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“Per fare un tavolo ci vuole il legno / per fare il legno ci vuole l’albero (…)”.
Chi non conosce questi versi?
Chiunque sia stato bambino in Italia ha sentito almeno una volta questa canzone.
Chi la cantava? Sergio Endrigo, cantautore italiano (1933 – 2005).
Chi scrisse i versi? Pochissimi sanno che i versi sono dell’indiscusso autore per bambini e ragazzi Gianni Rodari (1920 – 1980)!
Nel 1974 Sergio Endrigo pubblica il suo undicesimo album dal titolo “Ci vuole un fiore” musicando insieme a Luis Bacalov (pianista, compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra) una serie di filastrocche di Gianni Rodari.
Endrigo amava le collaborazioni con poeti, musicisti e scrittori, ma questo connubio lo fece conoscere veramente a tutti, anche se era già famoso nel mondo delle canzoni per bambini, però questa canzone (incisa anche su 45 giri) ebbe un successo discografico incedibile!

(immagini: il testo di “Ci vuole un fiore”, la copertina dell’album di Endrigo del 1974 e il libro edito da Gallucci con le illustrazioni di Altan)

I GREMLINS di Roald Dahl

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3 regole:
-mai esporre un gremlin alla luce
-mai bagnare un gremlin
-e, soprattutto, MAI dargli da mangiare dopo mezzanotte.
Chi non ricorda le tre regole (ovviamente infrante dai protagonisti) che avvertivano sull’uso corretto per allevare un gremlin nel film “Gremlins” di Joe Dante del 1984?
Più o meno tutti abbiamo visto il film e le sue repliche, ma tutti (o quasi) ignoriamo che l’idea dei piccoli mostriciattoli dal nome onomatopeico sono stati inventati dal grande scrittore norvegese Roald Dahl (“La Fabbrica di Cioccolato”, “Matilde”, “Le streghe”, ecc.). Inizialmente il libro di Dahl era un libro per bambini scritto nel 1943 da cui lo scrittore ricavò una sceneggiatura per un film di animazione (mai realizzato) per la Disney. Chris Columbus (lo sceneggiatore), quando volle portare il film sul grande schermo si ispirò al lavoro di Dahl, e Steven Spielberg lo produsse.
A parte il nome e la caratteristica distruttiva dei gremlins il libro di Dahl ha poco a che vedere con il film di Dante: i piccoli gremlins (esserini dotati di corna), per vendicarsi della distruzione della loro foresta da parte degli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, sabotano gli aerei da combattimento dell’RFA. Però l’amicizia con un pilota fa sì che i gremlins si alleino con gli inglesi contro i nazisti.
Nel film si fa un breve accenno ai gremlins come distruttori di aerei da guerra, ma niente più.
Il film d’animazione non venne mai realizzato per problemi di copyright, ma “The gremlins” fu il primo libro di Dahl ad essere pubblicato!
H!

(immagini: il libro di Dahl pubblicato dalla Disney, i disegni ed il prototipo dei piccoli gremlins e la locandina del film del 1984)

LA SPADA NELLA ROCCIA NON E’ EXCALIBUR!

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La Spada nella Roccia non è Excalibur!
Sebbene le due spade spesso vengano confuse, soprattutto nelle versioni più recenti del mito, sono due spade distinte.
Il potere derivato dalla Spada nella Roccia fu frutto solo di Merlino e della magia che aveva riposto sulla spada. Tramite dei sigilli sull’impugnatura e sulla spada, Merlino fece in modo che fosse solo Artù ad essere in grado di tirare fuori la spada dalla roccia, tali sigilli legavano la spada alla roccia e funzionavano con riconoscimento tattile.
Merlino era in grado di prevedere il futuro e aveva visto Camelot diventare grande sotto Artù, così decise di fare in modo che solo lui succedesse a Uther Pendragon, nonostante fosse figlio illegittimo.
Però la spada in sé non aveva nessun potere, tant’è che si spezzò con estrema semplicità durante un combattimento (pare contro Pellinor), tuttavia era inammissibile che la famosa Spada nella Roccia, in grado di riconoscere il degno sovrano di Camelot, si spezzasse, per cui si trovò rimedio con un’altra spada ben più potente, perché dotata di poteri magici: Excalibur. Secondo alcune fonti fu la Dama del Lago a consegnarla proprio nelle mani di Artù.
Le caratteristiche di Excalibur erano quelle di tagliare l’acciaio, garantire protezione al proprietario da qualsiasi tipo di attacco e (grazie al fodero) permettergli di non sanguinare se ferito.
La Spada nella Roccia è legata anche alla storia italiana: la vita di San Galgano. Nella cappella di San Galgano (Siena) è conservata la spada che il santo capovolse e lasciò infissa in segno di rinuncia alla vita di cavaliere.
H!

HADDON “SONNY” SUNDBLOM HA INVENTATO… BABBO NATALE?

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Come consuetudine ogni anno a dicembre ci si interroga sulle origini e sull’iconografia di Babbo Natale / Santa Claus / San Nicola.
Sul vestito rosso e la barba sono più o meno tutti concordi, perché sono quelli del vescovo Nicola della città di Myra (Turchia), vissuto intorno al 300 d. C. poi diventato santo.
San Nicola è il santo protettore dei bambini.
Ma c’è un Babbo Natale più “moderno” al quale pensiamo quando sentiamo i primi campanelli natalizi: cicciottello, vestito di bianco e rosso, con la barba bianca, l’espressione bonaria e le gote color ciliegia.
Probabilmente, come molti ormai sanno, fu la Coca-Cola a trasformare definitivamente l’immagine dell’odierno Babbo Natale che, nel 1931, per lanciare una campagna pubblicitaria ingaggiò l’illustratore e pittore statunitense Haddon “Sonny” Sundblom (1899 / 1976).
Sundblom diede vita ad un Santa Claus più umano e realistico, ben lontano dall’iconografia del santo, un personaggio allegro e rassicurante vestito di rosso e bianco (i colori della Coca-cola, appunto).
L’artista dichiarò che utilizzò come modello per i lineamenti di Babbo Natale un suo anziano vicino di casa e, dopo la morte di quest’ultimo, usò i propri lineamenti.
Il Santa Claus di Sundblom fu utilizzato per le campagne natalizie Coca-Cola dal 1931 al 1964.
Il successo della bevanda poi fece il resto: cinema, letteratura e (in seguito) televisione, adottarono quasi subito la figura bonaria vestita di rosso che piaceva alla gente, gli diedero anche una casa al Polo Nord, una slitta trainata da sette renne e tanti aiutanti elfi.
Era nato il moderno Babbo Natale!
H!

(immagini: Haddon Sundblom e alcune delle sue numerose illustrazioni di Santa Claus)

Alice e il Tangram delle meraviglie!

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Narra un’antica leggenda popolare (una voce di corridoio ottocentesca) che Lewis Carrol (1832 – 1898) l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, abbia usato un TANGRAM per creare alcuni personaggi in seguito inseriti nel suo famoso racconto.
Infatti è noto che oltre uno scrittore Carrol era anche un matematico, e l’antichissimo gioco del Tangram si basa proprio su principi matematici (o quanto meno geometrici).
Così il Bianconiglio, la Lepre Marzolina, la Regina, lo Stregatto, il Cappellaio Matto, altro non sono che il risultato di un insieme casuale di forme geometriche millenarie.
C’è anche chi sostiene che tutti i personaggi del racconto di Carrol possano essere costruiti con un Tangram (però non so se qualcuno ci ha mai provato)!
Ma cos’è esattamente il Tangram? E’ un antico rompicapo cinese, un semplice quadrato – di qualsiasi materiale, ma solitamente di legno – spezzettato in sette parti (le sette pietre della saggezza) dalle forme e proporzioni precise, con le quali si possono comporre innumerevoli figure, però è assolutamente necessario usare tutte le parti del quadrato per comporre una singola figura.
H!

(immagini: il Tangram e le silhouettes di alcuni dei personaggi di Alice nel Paese delle Meraviglie)

Lo Scimmiotto Consapevole del Vuoto

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Il “Racconto del viaggio in occidente” è un classico cinese pubblicato anonimo attorno al 1590 e, anche se non si conosce l’autore, viene attribuito allo scrittore Wu Cheng’en.
Il romanzo racconta il viaggio del monaco buddhista Sanzan verso l’India per recuperare dei sutra non disponibili in Cina. Il monaco viene accompagnato nel suo viaggio da tre compagni che otterranno così il perdono dei loro peccati: il maiale antropomorfo Zhu Wuneng, il demone fluviale Sha Wujing e il re scimmia SUN WUKONG (in giapponese SOUN GOKU).
E’ la storia di un viaggio e di un processo di purificazione per tutti i personaggi che alla fine raggiungeranno l’illuminazione.
I primi capitoli del libro sono dedicati al re scimmia Sun Wukong, lo Scimmiotto Consapevole del Vuoto (o lo Scimmiotto di Pietra): parlano del suo pessimo carattere, del suo coraggio, di come diventa immortale, di come gli si colorano gli occhi di rosso e oro, di come ottiene il bastone che si allunga e di come sfida il Buddha con scarsi risultati.
Lo Scimmiotto ribelle oggi è uno dei personaggi più conosciuti e amati della letterature cinese (la sua popolarità in oriente è pari a quella di Topolino in occidente), tanto che la sua storia ha ispirato film, fumetti, cartoni animati, i più conosciuti li elencherò di seguito.

THE MONKEY: serie animata di Osamu Tezuka del 1969 (arrivata anche in Italia negli anni ’80).
LE TREDICI FATICHE DI ERCOLINO (titolo Italiano): lungometraggio giapponese del 1960.
STARZINGER: serie animata giapponese del 1978/79 ispirata alla saga ma ambientata nello spazio (dove il monaco diventa donna: la principessa Aurora).
DRAGON BALL: scritto e illustrato da Akira Toriyama dal 1985 al 1995. Il manga è stato adattato in serie televisive e film dalla Toei Animation. L’origine scimmiesca (e in questo caso aliena) di Goku vine sottolineata dalla sua coda.
LUPIN III: (1967) anche Lupin è un moderno Sun Wukong, infatti ha due compagni di viaggio e un aspetto scimmiesco. Inoltre l’autore delle avventure di Lupin si firma Monkey Punch.
GENSOMADEN SAYUKI: manga del 1997 di Kazuya Minekura (trasformato poi in serie animata) raccoglie tutti i protagonisti di Viaggio in occidente ma li fa muovere in un contesto cyberpunk con armi moderne e caratteri dei personaggi molto ben definiti.

Non si contano inoltre i film, i videogiochi, i camei, il merchandising, gli omaggi e i seguiti dedicati / ispirati a questo romanzo che racchiude avventura, comicità e profonde metafore.

In Italia il romanzo (più di 1000 pagine) negli anni è stato pubblicato da Einaudi, Rizzoli, Adelphi, Kappa Edizioni, Luni.
H!

(immagini: alcune copertine del romanzo e le trasposizioni dello stesso)

STUART LITTLE… UN TOPOLINO?

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Non tutti sanno che “Le avventure di Stuart Little” oltre ad essere un film del 1999 che ha avuto un seguito ed una serie animata, in realtà è il primo libro di uno dei più conosciuti autori per ragazzi americani: E. B White (più famoso per il romanzo “La tela di Carlotta”, 1952).
Come sempre il libro e il film differiscono in molti punti.
Il romanzo esce nel 1945 e narra la storia di Stuart, un bambino newyorkese piccolissimo nato nella famiglia Little, così piccolo da “avere i modi educati e timidi di un topolino”, tanto che nelle illustrazioni di Garth Williams il personaggio è proprio rappresentato come un topo.
Dalla “persona” al “personaggio” il passo è breve, e Stuart viene spesso identificato con un topolino.
Le avventure di Stuart sono tutte legate alla sua statura e alla famiglia Little che si adatta alla sua particolarità, tranne il gatto di casa che – ovviamente – torna ad essere un predatore.
In realtà i due film sono stati tratti entrambi dall’unico romanzo che non ha mai avuto un seguito, perché l’ipocondriaco White, temendo di morire, concluse il romanzo in tutta fretta (in realtà visse ancora per 40 anni dopo la pubblicazione).
H!

(immagini: la copertina dell’edizione americana, l’edizione italiana di Fabbri/Bompiani e la locandina del film)

La mongolfiera che non c’è

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Quando pensiamo a “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne (1873) la prima immagine che si si affaccia alla mente è quella di una mongolfiera che trasporta i due protagonisti, un’immagine che si trova anche in diverse copertine. La cosa insolita è che di mongolfiere non ve n’è traccia in tutto il libro: Phileas Fogg e Passepartout usano treni, piroscafi, elefanti, barche e navi, ma mai una mongolfiera!
Molti sostengono che la trasposizione cinematografica del libro (1956) di Michael Anderson con David Niven, dove la mongolfiera appare quando sono in volo sulle Alpi, abbia associato il pallone con il romanzo di fine secolo in modo indelebile.
In effetti è plausibile aspettarsi una mongolfiera (per l’epoca all’avanguardia) in un libro di Jules Verne.
H!

La Carica dei 101: la storia originale

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Tra i tanti libri a cui si è ispirato Walt Disney per i suoi “classici” c’è anche il libro “I cento e uno dalmata” (1956) della scrittrice inglese: Dodie Smith (1896 – 1990).
Il film è più sbrigativo e differisce dal libro in molti punti, per esempio Peggy si chiama Missis e i due cani sono i “padroni” degli umani e non viceversa, preferendo un punto vista canino.
Dodie Smith amava i dalmata e ne ha sempre posseduti, anche dopo la morte del suo amato Pongo (coincidenza?), prese sempre altri cani che ebbero addirittura 15 cuccioli, uno dei quali si pensava fosse morto ma venne poi rianimato dal marito di Dodie, e questa scena fu inserita nel film di animazione della Walt Disney del 1961.
In Inghilterra Dodie Smith è stata ed è molto apprezzata come scrittrice, il suo romanzo più famoso, “Ho un castello nel cuore” (I capture the castle) del 1948, nel 2003 diventò un film: “Il profumo delle campanule”.
In Italia è pubblicata da Mondadori e Rizzoli.
H

(immagini: le varie edizioni di “The hundred and one dalmatians”, il libro pubblicato in Italia da Mondadori e la Locandina del Film della Walt Disney circondano una foto di Dodie Smith)

I MOSTRI SELVAGGI DI SENDAK

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“Nel paese dei mostri selvaggi” è un classico della letteratura americana per bambini, scritto e illustrato da Maurice Sendak nel 1963.
In Italia è stato pubblicato dalla Emme Edizioni nel 1968 e poi ripubblicato da Babalibri nel 1999.
Narra le vicende di Max, un bambino terribile con indosso un costume da lupo, che dopo una discussione con la mamma viene relegato nella sua stanza senza cena, ma lentamente la sua stanza assume i contorni di una foresta che porta fino al mare, dove una barca lo attende. Dopo un lunghissimo viaggio per mare Max approda nel paese dei mostri selvaggi e viene eletto re. Essendo un libro per bambini non può che esserci l’happy end e Max dopo essersi divertito coi mostri fa ritorno a casa dove la cena è ancora lì che lo aspetta.
Il libro fu accolto malissimo nelle librerie e nelle biblioteche degli anni ’60: le mamme non erano invogliate a comprarlo / prenderlo in prestito perché frenate dall’aspetto grottesco dei mostri e dalle recensioni negative della stampa dell’epoca. Ci vollero un paio d’anni perché il libro venisse apprezzato, acquistato, preso in prestito e gli adulti capissero che i bambini adorano i mostri (ma và?), diventando così il libro per l’infanzia più famoso e venduto di tutti i tempi.
Nel corso degli anni molte case di produzione (fra cui anche la Disney) furono interessate a trasporre il libro in versione cinematografica, ma non era facile fare un lungometraggio di un libro di poche pagine senza comprometterne la storia.
Molti furono gli accordi, molte le discussioni e le smentite, le sceneggiature riscritte e intere scene rigirate da capo, fino a quando nel 2009 la Warner Bros fa uscire il film per la regia di Spike Jonze (voluto dallo stesso Sendak): “Nel paese delle creature selvagge”.
Il film piacque molto (anche se come al solito in Italia venne pubblicizzato pochissimo e come qualcosa di “surreale”), la storia ovviamente è più lunga ma regge bene grazie anche alla colonna sonora. I nomi dei mostri non sono postumi: lo stesso Sendak gli diede i nomi quando fecero la trasposizione teatrale dell’opera alla fine degli anni ’70.
Un classico da vedere e da sfogliare (per chi non lo conosce già).
H

(immagini: la copertina del libro edito da Babalibri e un fotogramma del film della Warner Bros)

Elementare, Sherlock!

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Sherlock Holmes è un personaggio creato dallo scrittore Sir Arthur Conan Doyle nel 1887, comparso in quattro romanzi e cinquantasei racconti.
Sherlock Holmes è un’icona della letteratura gialla, un punto di riferimento per tutti gli investigatori di carta nati dopo di lui, l’ispiratore di numerosi film, telefilm, cartoni animati, spettacoli teatrali, parodie, fumetti e libri postumi. Un personaggio così famoso e così riconoscibile che quando pensiamo a lui ci figuriamo un cappello da cacciatore (deerstalker) e una pipa ricurva di schiuma bianca (clalabash), accompagnati dall’immancabile frase: “Elementare, Watson” (riferita al suo compagno di investigazioni – e biografo – il dottor John Watson).
Eppure la nostra immagine mentale di Sherlock Holmes è del tutto inesatta!
Il profilo del consulente investigativo con cappello e pipa è successivo ai libri di Conan Doyle, è un’invenzione delle rappresentazioni teatrali: mai viene fatto cenno nei libri ad un cappello da cacciatore calato sulla testa di Holmes, inoltre il dinoccolato investigatore fuma indistintamente la pipa, i sigari e le sigarette.
La frase più famosa (“Elementare Watson”) invece è stata resa popolare dal cinema e viene pronunciata per la prima volta in un film del 1907.

Non rimane che scrivere un’ultima citazione (veritiera) tratta dal libro “Il segno dei quattro”:
“Una volta eliminato l’impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità”.
H

Alvaro e Camilla = Boes e Dolly

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Alvaro (Boes) e Camilla (Dolly) sono i protagonisti di “FANTAZOO” una serie televisiva di cartoni animati andata in onda in Italia a partire dal 1989 (su Odeon TV e successivamente su diverse reti televisive locali). Si tratta di una coproduzione nippo-olandese basata su una serie di fumetti a strisce (olandesi appunto) ancora oggi pubblicata da diversi quotidiani e settimanali dei Paesi Bassi intitolata OX TALES (I Racconti del Bue) e creata daThijs Wilms (sceneggiatore) e Wil Raymakers (illustratore).
La serie animata offusca presto le vignette disegnate da Raymakers, che in Italia erano uscite solo su giornaletti minori (“Mondo ERRE”) e la storia si concentra su Alvaro (il bue Boes) e Camilla (la tartaruga Dolly che in italiano e acquisisce l’accento toscano) i quali, a differenza del fumetto parlano e fanno da filo conduttore fra i diversi personaggi.
Il fumetto in realtà è composto da delle strisce mute dove appaiono sì Alvaro e Camilla, ma le vignette auto conclusive racchiudono una serie infinita di animali sorpresi in situazioni assurde.
A colmare le nostre lacune fumettistiche però ci ha pensato la casa editrice ReNoir nel 2007 pubblicando in 10 volumi tutte le vignette di questo capolavoro olandese!
H

http://www.renoircomics.it/

(immagini: la copertina del n. 1 di FantaZoo pubblicato da ReNoir, una pagina di vignette e un fotogramma della serie animata)

James e la pesca gigante: libro e film

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“James e la pesca gigante” è un libro di Roald Dahl del 1961 (pubblicato in Italia da Salani).
“James e la pesca gigante” è un film prodotto da Tim Burton nel 1996.
La storia: James Henry Trotter rimasto orfano vive con due terribili zie: Spugna (bassa e grassa) e Stecco (alta e magra). James sogna di vivere una vita più bella a New York, come voleva fare con i suoi genitori. Un giorno, dopo aver salvato un ragno dalle isteriche zie, James incontra un vecchio soldato confederato che gli dona una scatola piena di “lingue di coccodrillo” magiche, prima di scomparire nel nulla. Mentre torna a casa, James inciampa e fa cadere le lingue di coccodrillo vicino un vecchio pesco.
Il mattino seguente, sull’albero cresce una pesca di dimensioni colossali!
Per una serie di buffe conseguenze che non vi racconterò, James si ritrova in mare dentro la pesca gigante che nel frattempo è diventata un’imbarcazione per lui e una serie di buffi insetti parlanti di dimensioni umane: il Signor Cavalletta, il Signor Centopiedi, la Signorina Ragno, il Signor Lombrico, la Signora Coccinella e l’anziana Signora Lucciola.
Direzione: New York!
A parte il libro che è delizioso, anche se fra i meno conosciuti di Roald Dahl, vi consiglio di vedere il film: una combinazione di live-action e stop-motion/passo uno, purtroppo pubblicizzato poco in Italia.
H

(immagini: la copertina del libro edito da Salani e la locandina del film)

Mrs. Doubtfire, mammo per sempre

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Come spesso accade e abbiamo visto in questa rubrica, molti ignorano che un determinato film sia tratto da un libro altrettanto famoso.
Questo è anche il caso di “Mrs. Doubtfire” film del 1993 diretto da Chris Columbus e magistralmente interpretato da Robin Williams (Premio Oscar 1994 per il miglior trucco).
La vicenda è nota: un padre assume le sembianze di una attempata governante per stare vicino ai suoi figli all’insaputa dell’ex moglie.
Il libro della scrittrice inglese Anne Fine da cui il film è stato tratto invece si intitola “Madame Doubtfire” ed è targato 1987.
In Italia è uscito per Salani nel 1994 con il titolo ancora diverso: “Un padre a ore”, andato fuori catalogo poi recentemente ripubblicato (2007) dalla stessa casa editrice.
Quando uscì il libro la Fine fu molto criticata, e l’accusarono di aver scritto un libro anti sessista, ma lei si difese in un’intervista del 1998 dicendo che “Madame Doubtfire” non è un libro contro il sessismo. Il travestimento del protagonista, che diventa un’anziana governante per stare vicino ai suoi figli, è accidentale: il tema del libro è quello di discutere delle probabilità di contatto con un genitore assente dopo il divorzio. E il padre nei panni della governante impara molte cose circa la vita quotidiana delle donne e della loro faticosa routine di faccende domestiche; la storia tende a mettere in luce la nuova comprensione che l’uomo raggiunge riguardo alle difficoltà della sua ex moglie più che riguardo al ruolo femminile in sé.
H

http://www.salani.it

(immagini: il libro nell’edizione americana – 1987, il libro nell’edizione italiana di Salani – 2007 e la locandina del Film con Robin Williams 1994)

L’Orso Yoghi giocava a baseball?

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Chi è Lawrence Peter “YOGI” Berra?
Un nome che a noi italiani non dice proprio nulla, ma per il popolo americano è un ex giocatore e allenatore di baseball dei New York Yankees.
Pluripremiato e acclamato in patria, non ne parlerei su questa rubrica se non ci fosse un collegamento con un personaggio che ha accompagnato l’infanzia di molti ragazzi: l’Orso Yoghi (Hanna e Barbera 1958).
La leggenda narra che Lawrence Berra si guadagnò il suo famoso soprannome perché un amico vedendolo seduto a braccia conserte e gambe incrociate dopo aver perso una partita, disse che assomigliava ad una divinità indù (Yogi). Dal soprannome al cartone animato dell’orso-ruba cestini-della-merenda l’Omaggio di Hanna e Barbera fu breve (riprodussero fedelmente soprattutto le orecchie!):
YOGI BERRA = YOGI BEAR = ORSO YOGHI.
Ultima curiosità: Lawrence Berra è anche un acclamato aforista, la sua frase più famosa (che abbiamo sentito in tantissimi film americani) è: “Non è finita finché non è finita”.
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Grazie a Darinka per la segnalazione.

(immagini: una foto di Lawrence Berra e l’Orso Yoghi)

Jumanji: è necessario finire la partita!

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Chi, come me, ha amato il film “Jumanji” (1995) con Robin Williams non può perdersi il libro da cui è stato tratto: “Jumanji” di Chris Van Allsburg pubblicato in Italia da Logos nel 2013.
Il racconto originale (uscito nel 1981) è abbastanza breve, ma si avvale delle splendide immagini a matita dell’autore: un vero piacere per gli amanti delle illustrazioni per bambini.
Il film è decisamente più complesso: viene aggiunto il personaggio di Robin Williams (Alan Parrish), i genitori dei due fratelli protagonisti sono morti (per poi ricomparire alla fine del film dopo che Alan ha la possibilità di crescere e cambiare gli eventi) e la giungla coinvolge tutta la città invece che solo la loro casa.
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(immagini: la copertina del libro della Logos e la locandina del film con Robin Williams)

http://www.libri.it/logos

La casa nella prateria è una storia vera!

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Laura Elizabeth Ingalls Wilder (1867 – 1957) è stata una scrittrice statunitense. Ha scritto la serie per ragazzi “Little House on the Prairie” (La Piccola Casa nella Prateria), basata sulla sua infanzia in una famiglia di pionieri.
La ragione per la quale scrisse i suoi libri fu essenzialmente quella di preservare le storie della sua giovinezza per i ragazzi di oggi, per aiutarli a comprendere quanto sia cambiata l’America durante il corso della sua vita.
Dove non arrivarono i libri della Ingalls (tradotti in più di 40 lingue) arrivò la serie televisiva di 240 episodi che durò 10 anni. In Italia venne trasmessa prima dalla RAI poi sulle tv private e fu seguita da numerose repliche.
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Il libro uscirà nuovamente nel 2015 per la Casa Editrice Gallucci: http://www.galluccieditore.com

(immagini: Laura Ingalls, la copertina del libro americano “Little House on the Praire” e la famiglia Ingalls al completo nella serie televisiva)

Jekill e Hide: il destino nel nome

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Il più famoso romanzo di Robert Louis Stevenson è “Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hide”, da cui sono stati tratti film, telefilm, musical e fumetti.
Non salta subito all’occhio che due protagonisti del libro (che poi è uno solo) hanno due nomi che non sono stati scelti a caso dall’autore, siamo talmente abituati a sentirli pronunciare che (forse) non li abbiamo analizzati a fondo.
Jekill, lo scienziato ossessionato dai suoi esperimenti scientifici, ha un nome composto dal francese JE = IO e dall’inglese KILL = UCCIDO, preludio di quello che farà il suo alter ego.
Hide invece in inglese significa NASCOSTO, come la vera natura di Jekill quando si trasforma.
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(immagine: la copertina del libro di Stevenson nell’edizione I Delfini Bompiani)

Mary Norton e l’apprendista strega per corrispondenza

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Se l’immagine che avete in mente di “Pomi d’ottone e manici di scopa” è quella di Angela Lansbury che apprende la stregoneria per corrispondenza nell’Inghilterra degli anni ’40, dovete sapere che molto prima del film c’è stato IL LIBRO!
L’autrice si chiama Mary Norton (1903 – 1992), autrice inglese, ed il suo primo libro che si intitola “Il magico pomo d’ottone, ovvero come diventare una strega in dieci facili lezioni” venne pubblicato nel 1943, Insieme con il suo seguito, “Falò e manici di scopa”, diventò la base per il film Disney “Pomi d’ottone e manici di scopa” (Bedknobs and Broomsticks).
In realtà il film (un musical a tecnica combinata: animazione e live action) differisce parecchio dal libro, ma ebbe comunque un discreto successo quando uscì nel 1971, ed essendo coevo al film di Mary Poppins, tanto che entrambi furono girati nello stesso periodo, una delle canzoni scartate da quest’ultimo venne utilizzata nella colonna sonora (ed è il motivo che Miss Price ed Emelius Browne cantano nella laguna di Naboombu).
Mary Norton è famosa anche per una serie un po’ meno nota in Italia pubblicata dalla Salani: la serie dei cinque libri sugli Sgraffignoli.
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(immagini: la copertina del libro ripubblicato recentemente dalla Salani e la locandina del film uscito in Italia nel 1972)

Italo Calvino e la Principessa Fanta-Ghirò

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Quando la televisione prende il sopravvento sui libri siamo quasi sempre indotti a pensare che una storia, fiaba, romanzo, novella sia un’invenzione originale di qualche regista / sceneggiatore.
Questo accade per “Fantaghirò”, la fortunata miniserie di Lamberto Bava, trasmessa sulle reti Mediaset a partire dal 1991 (a cui si aggiungeranno 4 sequel e molte repliche natalizie) con Alessandra Martinez..
In realtà la storia della principessa dal cuore puro ha radici molto più antiche: radici popolari.
Radici che Italo Calvino ha raccolto e racchiuso nella sua antologia di “Fiabe Italiane”.
In Fantaghirò oltre al coraggio, alla cavalleria, all’amore, agli animali parlanti e alla magia, ci sono moltissimi riferimenti mitologici e pagani, tanto cari alle tradizioni orali del nostro paese.
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(immagini: da sinistra a destra, Italo Calvino, una delle copie di “Fiabe Italiane” dell’autore e un’immagine coi fotogrammi dei personaggi della miniserie televisiva)

Libro “Cuore”: La Maestrina dalla Penna Rossa

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La Maestrina dalla Penna Rossa, così chiamata per la piuma che porta sul cappello, è probabilmente l’unico personaggio del libro “Cuore” dietro cui, secondo varie fonti, bisogna riconoscere una figura storica, assai probabilmente la maestra Eugenia Barruero, vissuta a Torino in Largo Montebello 38, dove oggi una targa la ricorda.
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(immagine: la targa posta in Largo Montebello a Torino)

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